La Terza Guerra Punica (149-146 a.C.) fu di fatto un assedio. Roma assediò Cartagine e, dopo tre anni di resistenza, la città fu incendiata e la sua popolazione uccisa o venduta come schiava. La leggenda narra che i Romani salarono il terreno per impedire la crescita dei raccolti, anche se probabilmente si tratta di un mito.
La vittoria nelle Guerre Punica rese Roma la potenza dominante nel Mediterraneo occidentale. Ma trasformò anche la repubblica stessa: enormi ricchezze, schiavi e terre portarono a tensioni sociali e a una crisi dei valori tradizionali.
La cultura cartaginese scomparve quasi completamente, ma la sua influenza rimase: le parole latine “carta” e “cartaginese” derivano dalla lingua punica. E i Romani adottarono i trattati agricoli cartaginesi, in particolare sulla coltivazione dell’olivo e della vite.
Oggi gli archeologi trovano tombe, templi e anfore punici lungo tutta la costa nordafricana. Ci ricordano che Cartagine non era la civiltà “malvagia” descritta dagli storici romani, ma una civiltà complessa e prospera. Le guerre puniche non sono solo storia militare, ma anche una lezione su come la paura di un rivale possa portare alla distruzione anche della società più prospera. Cartagine cadde non per debolezza, ma per il successo, che alimentò la paranoia romana.
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