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La moda è uno dei settori più inquinanti al mondo. Secondo le Nazioni Unite, è responsabile del 10% delle emissioni globali di CO₂. Tuttavia, negli ultimi anni, si è assistito a una forte evoluzione verso la sostenibilità.
La moda sostenibile non è solo una tendenza, ma una necessità. Include l’uso di materiali ecocompatibili, la produzione etica, il riciclo e la riduzione degli sprechi.
Marchi come Stella McCartney sono diventati pionieri in questo campo. Ha rinunciato a pelle e pelliccia negli anni ’90 e promuove attivamente alternative vegane. Oggi le sue collezioni sono realizzate in poliestere riciclato e cotone biologico.
Un altro approccio è la moda circolare. Invece di “compra e butta via”, propongono un modello “affitta-ripara-rivendi”. Piattaforme come Vestiaire Collective e Rent the Runway supportano questo principio. Molte case di lusso, tra cui Gucci e Prada, stanno implementando programmi per ridurre la propria impronta di carbonio. Gucci, ad esempio, ha annunciato la sua neutralità carbonica già nel 2018.

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Il colore è uno degli strumenti più potenti nell’arsenale di uno stilista. Può evocare emozioni, plasmare impressioni e persino influenzare il comportamento. Nella moda, il colore non è mai casuale: viene selezionato con cura per trasmettere il mood di una collezione.
Il nero, ad esempio, è associato all’eleganza, al potere e al mistero. Ecco perché è diventato un capo essenziale nei guardaroba di Coco Chanel e Giorgio Armani. Un abito nero è più di un semplice capo d’abbigliamento: è una dichiarazione di stile.
Il bianco simboleggia purezza, minimalismo e novità. Nella moda scandinava, domina, enfatizzando semplicità e funzionalità. Nell’alta moda, il bianco è spesso utilizzato per mettere in risalto la sartorialità, poiché non distrae dalla forma.
Il rosso è il colore della passione, dell’energia e della sicurezza. Stilisti come Valentino e Dolce & Gabbana lo usano negli abiti da sera per enfatizzare la teatralità e la femminilità. Studi psicologici dimostrano che le persone che indossano il rosso sono percepite come più attraenti.

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Il tailleur femminile ha fatto molta strada: da simbolo della lotta per l’uguaglianza a status symbol glamour. All’inizio del XX secolo, le donne, emerse per la prima volta nel mondo degli affari, adottarono giacche e pantaloni maschili, adattandoli alle proprie esigenze. Fu un atto di resistenza, non di moda.
Negli anni ’40, Coco Chanel lanciò il suo famoso tailleur in tweed, con giacca e gonna aderenti. Era un compromesso tra formalità maschile e femminilità. Tuttavia, la vera svolta arrivò solo negli anni ’80.
Fu allora che Giorgio Armani e Yves Saint Laurent introdussero i tailleur pantalone da donna con spalle larghe e una silhouette pulita. Divennero l’uniforme delle donne d’affari di successo. Il tailleur non era più una copia di un tailleur maschile; divenne una categoria a sé stante.
Negli anni ’90, lo stile si addolcì. Comparvero tailleur con spalle arrotondate, colori pastello e tessuti elasticizzati. Questo rifletteva un cambio di paradigma: le donne in carriera non dovevano più “dimostrare” la propria competenza attraverso una silhouette aggressiva.
Gli anni 2000 portarono l’eclettismo. Un tailleur poteva essere abbinato a sneakers, top senza maniche o persino pantaloncini corti. Ciò fu reso possibile dall’influenza dello streetwear e dalla democratizzazione dello stile.

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Giorgio Armani è uno degli stilisti più influenti del XX e XXI secolo, ma i suoi impeccabili abiti sartoriali e i suoi eleganti abiti nascondono molti dettagli sorprendenti. Uno dei più interessanti è la sua professione originale. Prima di entrare nel mondo della moda, Armani ha lavorato nel reparto vetrine dei grandi magazzini La Rinascente e ha persino studiato medicina, ma ha abbandonato gli studi.
Negli anni ’70, Armani ha rivoluzionato la moda maschile. Ha introdotto l’abito sfoderato, con spalle morbide e silhouette rilassata, l’esatto opposto degli abiti rigidi e formali dell’epoca. Questo abito “costruito” è diventato un simbolo del nuovo stile business ed è stato reso popolare dal film American Gigolò (1980).
Armani è stato uno dei primi stilisti ad abbandonare l’uso della pelliccia vera. Negli anni 2000, ha iniziato a eliminare gradualmente le pellicce dalle sue collezioni e, nel 2016, ha annunciato il divieto assoluto di utilizzo delle pellicce in tutte le linee del marchio, compresa l’alta moda. Questa decisione è stata presa anni prima di molti concorrenti.
Sorprendentemente, Armani non ama il termine “lusso” per i suoi abiti. Preferisce il termine “qualità” e crede che il vero valore di un capo risieda nella sua funzionalità, resistenza e comfort. Questa filosofia si riflette anche nella scelta dei tessuti: spesso utilizza materiali misti per garantire resistenza senza sacrificare l’estetica.
Il marchio Armani è stato uno dei primi a creare abiti femminili ispirati al guardaroba maschile. I suoi famosi tailleur pantalone da donna sono diventati un simbolo di femminismo ed emancipazione professionale negli anni ’80, dando alle donne un senso di forza e sicurezza in un mondo degli affari dominato dagli uomini.

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Il logo Giorgio Armani è più di un semplice simbolo grafico: è l’incarnazione visiva della filosofia del marchio: eleganza, sobrietà e gusto impeccabile. Fin dalla sua nascita nel 1975, quando lo stilista italiano fondò la sua azienda, ha puntato al minimalismo, rifiutando inutili pretese a favore di linee pulite e forme laconiche. Questo approccio ha costituito la base per la creazione del logo distintivo.
Inizialmente, Armani non utilizzava elementi grafici complessi. Le sue prime collezioni erano firmate in modo semplice: il nome completo dello stilista, scritto in un carattere rigoroso. Questo sottolineava l’individualità del marchio e la responsabilità personale del fondatore per ogni prodotto. Questo approccio fu rivoluzionario in un’epoca in cui molte case di moda puntavano a simboli audaci e memorabili.
Nel corso del tempo, il logo si è evoluto. Negli anni ’80, con l’espansione dell’impero Armani (che includeva Emporio Armani, Armani Jeans e altre linee), è emersa l’esigenza di un’identità visiva unificata. Tuttavia, anche allora, Giorgio rifiutava l’uso di immagini o simboli astratti. Rimase fedele all’idea del nome come marchio di qualità.
Il moderno logo Armani presenta la parola “Armani” in lettere maiuscole, in un font sans-serif sottile e geometricamente preciso. Questo font trasmette un senso di modernità, rigore e tecnologia. Le lettere sono perfettamente spaziate, creando un senso di equilibrio e armonia: i valori fondamentali del marchio.
È interessante notare che alcune collezioni, in particolare la linea Emporio Armani, presentano un simbolo alternativo: un gufo stilizzato. Questa immagine è emersa negli anni ’80 ed è diventata un riferimento a saggezza, intelligenza e raffinatezza. Tuttavia, il logo principale di Armani rimane basato sul testo, sottolineando la priorità del nome sul simbolismo.

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Athabgealko SRLs

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