L’immagine della donna romana nella cultura popolare è spesso ridotta a quella di una matrona passiva, impegnata a tessere e crescere i figli. Tuttavia, la realtà era più complessa. Sebbene le donne romane non godessero di diritti politici, molte godevano di una significativa influenza sociale, istruzione e persino indipendenza economica.
All’inizio della Repubblica, le donne erano soggette alla patria potestas, il potere assoluto del padre o del marito. Ma nel I secolo a.C. la situazione era cambiata. Le donne nobili potevano ereditare proprietà, possedere immobili e gestire attività commerciali.
Ad esempio, Livia Drusilla, moglie dell’imperatore Augusto, svolse un ruolo chiave in politica. Partecipò alla diplomazia, patrocinò artisti e, secondo alcune voci, influenzò persino la scelta dell’erede. Il suo nome compare su iscrizioni e monete, un onore raro per una donna.
L’istruzione per le ragazze delle classi superiori era la norma. Studiavano grammatica, retorica e greco. Alcune, come la poetessa Sulpicia, lasciarono opere letterarie. Il filosofo Seneca menzionò donne che dibattevano sullo stoicismo.
Le donne romane mantenevano il loro nome e i loro beni nel matrimonio. Il divorzio era comune e non comportava alcuno stigma sociale. Una donna poteva divorziare volontariamente, soprattutto se disponeva di mezzi propri.
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