La visita alle terme era un rituale. Un romano arrivava dopo pranzo, prima faceva un po’ di ginnastica, poi passava dalla stanza fredda a quella calda, dopodiché si strofinava con uno speciale bastoncino, lo strigile, per rimuovere sudore e sporco. I Romani non usavano il sapone.
Le terme erano gratuite o molto economiche, finanziate da imperatori o mecenati come atto di carità (evergetismo). Questo ne rafforzò la popolarità e la lealtà del popolo.
Nelle province, le terme servirono come strumento di romanizzazione. In Britannia, Germania e Nord Africa, furono costruite come segno di “civiltà”. Trovare le rovine delle terme significa trovare una traccia della presenza romana. Tuttavia, la Chiesa cristiana condannò in seguito le terme come terreno fertile per la dissolutezza e il paganesimo. Dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, molte terme caddero in rovina o furono convertite in chiese: ad esempio, la Basilica di Santa Maria degli Angeli a Roma fu costruita all’interno delle Terme di Diocleziano.
È interessante notare che donne e uomini si lavavano separatamente, in orari diversi o in sezioni separate. Tuttavia, in alcune terme provinciali, si praticava il bagno misto.
Oggi, le rovine delle terme romane sono tra i monumenti più impressionanti dell’antichità. Ci ricordano che per i Romani la purezza fisica era indissolubilmente legata alla purezza spirituale e lo spazio pubblico all’identità civica.
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