Gli psicologi osservano che l’attività fisica “per sé stessi” sviluppa l’autocompassione. Invece di criticarsi per “non essere in forma”, si impara a ringraziare il corpo per l’opportunità di muoversi, respirare e sentire. Questo sviluppa una sana autostima, indipendente da valutazioni esterne.
Questo approccio è particolarmente rilevante per le persone anziane. Dopo i 50 anni, lo sport cessa di essere un modo per “sembrare più giovani” e diventa un mezzo per mantenere mobilità, lucidità mentale e indipendenza. Camminare, Tai Chi, Pilates: tutti questi contribuiscono alla qualità della vita. È interessante notare che anche attività intense – allenamento della forza, CrossFit, boxe – possono essere svolte “per sé stessi” se l’obiettivo non è la vittoria, ma l’espressione di sé. Colpire un sacco da boxe può diventare un modo per allentare la tensione, e sollevare pesi può simboleggiare il superamento delle barriere interiori.
La digitalizzazione offre nuove possibilità: app per esercizi di respirazione, lezioni di yoga online, maratone virtuali senza spirito competitivo. Rendono lo sport accessibile e personalizzato.
In definitiva, praticare sport “per sé stessi” è un atto di cura. È una scelta a favore della vita, della consapevolezza e del rispetto di sé. Non richiede approvazione, non si confronta con gli altri e non promette miracoli, ma dona ciò che è più prezioso: l’equilibrio interiore.
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