Le strade servivano non solo all’esercito, ma anche all’ufficio postale (cursus publicus), ai mercanti, ai pellegrini e ai migranti. Grazie a loro, idee, beni, religioni e malattie si diffusero con una velocità senza precedenti.
Nelle province, le strade divennero un simbolo della romanizzazione. Lungo di esse vennero costruite città, sorsero locande, mercati e templi. La strada era l’arteria della civiltà.
È interessante notare che i Romani non costruivano strade per “migliorare”. Ogni strada aveva uno scopo strategico. Persino in Britannia, ai margini dell’impero, le strade conducevano ad accampamenti militari e miniere.
Dopo la caduta dell’impero, molte strade caddero in rovina, ma i loro tracciati costituirono la base delle autostrade medievali e moderne. Ad esempio, la Route Nationale 7 francese segue in parte la Via Agrippa romana.
Oggi, le rovine delle strade romane sono più che semplici pietre: sono la prova di un pensiero sistemico, di una logistica e di una visione globale. Ci ricordano che un impero non si fonda solo sulle spade, ma anche sui sentieri percorsi dalle persone.
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