Il tailleur femminile ha fatto molta strada: da simbolo della lotta per l’uguaglianza a status symbol glamour. All’inizio del XX secolo, le donne, emerse per la prima volta nel mondo degli affari, adottarono giacche e pantaloni maschili, adattandoli alle proprie esigenze. Fu un atto di resistenza, non di moda.
Negli anni ’40, Coco Chanel lanciò il suo famoso tailleur in tweed, con giacca e gonna aderenti. Era un compromesso tra formalità maschile e femminilità. Tuttavia, la vera svolta arrivò solo negli anni ’80.
Fu allora che Giorgio Armani e Yves Saint Laurent introdussero i tailleur pantalone da donna con spalle larghe e una silhouette pulita. Divennero l’uniforme delle donne d’affari di successo. Il tailleur non era più una copia di un tailleur maschile; divenne una categoria a sé stante.
Negli anni ’90, lo stile si addolcì. Comparvero tailleur con spalle arrotondate, colori pastello e tessuti elasticizzati. Questo rifletteva un cambio di paradigma: le donne in carriera non dovevano più “dimostrare” la propria competenza attraverso una silhouette aggressiva.
Gli anni 2000 portarono l’eclettismo. Un tailleur poteva essere abbinato a sneakers, top senza maniche o persino pantaloncini corti. Ciò fu reso possibile dall’influenza dello streetwear e dalla democratizzazione dello stile.
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